Il diavolo e l’acqua santa

Jana e Bruja - Foto Leo Quinzio e Janas

O come dire la legge degli opposti, lo yin e lo yang, il caldo e il freddo, la luce e il buio. Ma il contrasto non si pone tra loro, a dividerle: Daniela e Rossana in realtà viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda, riuscendo a capirsi senza neanche parlare. Questa intesa permette loro di lavorare a quattro mani sullo stesso abito.

Ho incontrato le due stiliste durante l’esposizione “Sistema Moda” organizzato dall’Istituto Europa di Sassari, una manifestazione che ha permesso di conoscere diversi professionisti del settore, provenienti da tutta la Sardegna. Durante la chiacchierata, mi parlano dei loro due modelli esposti:

 

Al primo sguardo sembrano angeli e demoni, ma è altro, è la rappresentazione di due simboli della cultura sarda: le brujas e le janas

La bruja è stata ideata da Rossana Usai e realizzata in collaborazione con Daniela; l’abito che rappresenta le janas, è ideato da Daniela Rubiu e realizzato in collaborazione con Rossana.

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Particolare abito Bruja – Foto Leo Quinzio e Janas

«Le brujas – spiega Rossanaerano delle donne dotate di poteri sovrannaturali, curavano con miscele d’erbe la cui composizione era tramandata e segreta, riuscivano a scagliare o togliere malefici, erano considerate delle vere e proprie streghe.
Una delle brujas passate alla storia è senz’altro Julia Carta, è a lei che mi sono ispirata nell’ideazione di questo abito.
Si dice che Julia si vedesse vagare la notte e per questo ho usato il nero e il taffetà che pare avvolto dall’alone lunare, gli Swarovski bianchi, infilati a mano, a rappresentare la brina e la pioggia, mentre quelli rossi a evocare il sangue e il dolore provato da Julia e dalle colleghe»
Non era infatti facile vivere o sopravvivere per delle donne accusate di stregoneria, durante l’Inquisizione.

Tra le varie accuse anche quella di comunicare con gli inferi, ecco perché l’abbinamento con il rosso fuoco.

Particolare abito Jana – Foto Leo Quinzio e Janas

«La mia jana (vedi anche qui) – dice Daniela – è rappresentata in bianco, le janas erano infatti esseri diafani e luminosi. La fascia termina in un “fiocco di ali” perché sapevano volare, inoltre nascondevano un tesoro, ognuna di loro possedeva un frammento di cristallo, io ho racchiuso un’ametista in una gabbietta d’oro, assicurata alla vita»

Daniela e Rossana stanno formalizzando la nascita del loro marchio “Rockmantichic” lavoreranno assieme e lasciano la porta aperta ad altre collaborazioni
«L’importante è che ci sia intesa e competenza – affermano entrambe – è indispensabile che ogni figura all’interno del gruppo sia interscambiabile, ognuno deve riuscire a gestire il lavoro iniziato da un altro»

Si prefigura una situazione come l’aveva auspicata Vittoria Dore nell’intervista, cioè una sartoria 2.0 in cui viene superato l’individualismo che ha caratterizzato a lungo il lavoro del sarto e si lavori in team.

Com’è nata l’idea di lavorare assieme?
Dopo essersi conosciute alle superiori, si sono perse di vista per qualche anno, Daniela si è trasferita a Torino per frequentare un corso di modellista, per un anno e mezzo in Inghilterra e poi è tornata a Torino, le due amiche si sono ritrovate come se non si fossero mai perse di vista e per diverso tempo hanno girato l’Italia tornando ogni volta con le mani ricche di tessuti e materiali.
Oggi vivono assieme a Sassari per dare il via alla loro nuova realtà lavorativa, un ampio spazio in cui lavorare e ben 250 tipi di tessuti diversi acquistati durante i loro viaggi.

Sfilata prêt à porter
con costumi scenici e riciclo creativi
delle Rockmantichic – Sennori (SS)

Come saranno le creazioni delle Rockmantichic?
Daniela e Rossana mi spiegano che arrivano da un passato che le ha messe alla prova e ora le loro creazioni sono il riscatto non solo di sé stesse, ma di tutte le donne che hanno dovuto lottare, non solo brujas additate e torturate ingiustamente, ma anche donne di un passato recente (la tesina di Rossana al diploma è sulla moda come liberazione delle donne nel ventennio NdR), come Sibilla Aleramo costretta a sposarsi col suo violentatore per un matrimonio “riparatore” e divenuta poi attivista per i diritti delle donne.
E ancora il loro omaggio è indirizzato alle persone care che ora non ci sono più e che hanno trasmesso sia a Rossana sia a Daniela, quella sensibilità di vedere oltre che solo i creativi possiedono.

Per finire un consiglio che chiederò ai miei intervistati e che vuole essere un modo per orientare l’acquirente, per capire se un capo, al di là della griffe, possa valere il suo prezzo.
Un consiglio, uno per ogni intervista che andrà a sommarsi con tutti gli altri in una vera e propria “Guida agli acquisti”

Il consiglio delle Rockmantichic per la serie “Guida agli acquisti consapevoli” è il seguente: «Il bordo delle parti assemblate nell’hand-made è in genere di 2 cm, questo per permettere un certo margine per poter adattare con interventi successivi, l’abito alla persona. La differenza tra una taglia e l’altra è in genere di 3 o 4 cm, l’industrializzazione ha ridotto questa differenza ecco perché spesso i capi non corrispondono alle nostre taglie effettive. Se ad esempio, partono da una XS esatta, avendo diminuito le differenze tra taglie, l’XL risulterà troppo piccola o viceversa se partono dalla XL esatta, l’XS risulterà più larga.» «Quindi un bordo molto stretto, è stato fatto col metodo industriale “a catena”, direttamente sulla taglia e cuci»

Il bordo hand-made è di almeno 2cm per permettere adattamenti sulla persona

Il bordo hand-made è di almeno 2cm per permettere di riprendere le misure sulla persona

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