Roberto l’ArchiGiano

L’Archigiano, neologismo che fonde i termini di Architetto e Artigiano, la cui particella Archè denota superiorità, eccellenza.

Io Roberto, Roberto Virdis intendo, lo conosco dalle superiori. A Firenze poi abbiamo convissuto assieme ad altri universitari, praticamente eravamo tutti maschi, io compresO.
A parte che è una delle menti più creative che conosca, così creativo che dove lo metti ti tira fuori qualcosa e qualcosa di bello.
È architetto ma riesce benissimo anche in altri campi. Capace di crearti lì per lì una vera opera disegnata a mano mentre parla al telefono. Tu disegni freccette, lui invece ti spara un quadro. Quindi se tu sei all’altro capo, non sai se esser lusingato di aver ispirato cotanta beltà oppure chiederti se realmente ti stava ascoltando. 

Scherzi a parte, scrivo ciò perché anche questo è Roberto.
Ma c’è una cosa che spicca fra tutte le sue qualità e che chi lo conosce so che annuirà leggendo.
È una qualità personale ma che si ripercuote positivamente anche nella professione. 

Ha un fortissimo potere aggregante, più dell’agar-agar in cucina.
Questo suo modo di coinvolgere più teste, di farle conoscere, di riunirle, oltre che creare nuove relazioni amicali, capite bene che creare uno staff in armonia nel suo lavoro, è dote essenziale per la buona riuscita di un progetto. 

Lo ha fatto curando la Fiera dell’Artigianato Artistico di Mogoro per cinque anni, amalgamando i bravi artigiani provenienti da tutta la Sardegna e dando una sua personalissima impronta alla mostra. 

Lo ha fatto anche con la strepitosa opera del Monumento ai Caduti di Oniferi, come un direttore d’orchestra ha guidato le varie sinergie che hanno operato

E oggi vi parlo dell’ultima impresa di Roberto.
Vi parlo di Tessingiu 50ˆ edizione della Mostra dell’Artigianato Sardo a Samugheo che quest’anno è curata proprio da lui: dall’Architetto, cioè Archigiano Virdis. 

Dopo che per 5 anni vi dicevo, ha curato la Fiera dell’Artigianato a Mogoro, quest’anno si sposta a una cinquantina di Km e inizia questa nuova avventura.
Quando anni fa, mi portavano a vedere le fiere dell’artigianato, volevo semplicemente nascondermi dietro uno dei tanti tappeti esposti per l’incredibile noia che mi suscitavano. Una collezione di manufatti belli, bellissimi, ma disposti senza un criterio, senza amore e senza poter essere valorizzati da luci, sistemazione, accostamenti. Erano semplicemente appesi senza anima.
Tanto che sembravano aspettare il battipanni per provare un po’ di brio 

A Samugheo ci troviamo davanti a un percorso espositivo curato nei minimi dettagli, non dico niente di nuovo a chi lavora nel campo degli allestimenti, ma parlo da fruitore e quindi mi accorgo di cosa serva ai miei occhi per vedere ciò che è esposto nella maniera corretta, per poterlo ammirare. E questo succede solo se chi l’ha piazzato lì in quel punto, ha saputo valorizzare l’anima delle creazioni. 

Quando Roberto vede la location a dicembre, già inizia a macinare e, come succede ai progettisti, vede cose che voi umani… vede già quali saranno i punti di forza.
Come il modulo che anima gli spazi espositivi e la grafica promozionale: l’esagono. Gli esagoni prendono vita dalle texture dei tappeti optical e dall’arco d’ingresso alla mostra.

«L’esagono richiama l’operosità delle api» questo mi spiega Roberto. E a Samugheo l’operosità non manca, così come non manca il senso della comunità, continua a spiegarmi con ammirazione ed entusiasmo. Tutto nella coordinazione è andato liscio, nessun problema con organizzatori e artigiani, tutti hanno lavorato per un unico obiettivo. 

La location di cui vi ho scritto è l’ex-cantina sociale. Quale luogo migliore per rappresentare l’artigianato

«Qui si producevano vini, trasformando la materia prima, così come i nostri oggetti d’artigianato sono una continua evoluzione, della materia prima ma anche delle forme» 

Rimangono le presse e le vasche come testimonianza della vinificazione passata, ad accogliere i visitatori che potranno accedere ai cinque corridoi. Quelli che erano i passaggi tra una cisterna e l’altra. Al centro, il percorso riservato ai gioielli conservati in teche esagonali (il richiamo al modulo), sospese, che creano un percorso a zig zag e regalano, stando appese a sottili cavi, la stessa leggerezza che ti aspetti di vedere nei gioielli, compresi quelli in filigrana. 

Nei corridoi laterali sono disposte simmetricamente le ceramiche su due corridoi e negli ultimi due i tessuti, adagiati su espositori a onda che trasformano i tappeti, annoiati come sono della loro piatta vita, in elementi tridimensionali, tanto da poter valorizzare ancora meglio la bellezza del loro intreccio. 

Una breve digressione Roberto me la regala quando parla dell’artigianato.
Forse a causa di scelte scriteriate negli anni ’80 si dava una sorta di contentino al turista, offrendogli ninnoli in sughero, ceramica dove c’era poca cura e scarsa qualità. Gadget dozzinali che non hanno mai rappresentato il vero lavoro degli artigiani, anzi in alcuni casi hanno realmente mortificato il lavoro progettuale e creativo che c’è dietro ogni pezzo di artigianato. Ma sono entrati purtroppo nell’immaginario dei turisti che associano il portapenne in sughero con improbabili disegni di coppie in costume sardo.
Solidarietà ai parigini e la loro Tour Eiffel declinata in svariate riproduzioni che sicuramente farà inorridire chi vorrebbe vedere rappresentata la capitale francese non certo da svenduti cliché
Un altro problema è che negli anni si è consolidata l’idea che le creazioni artigianali dovessero essere puramente decorative senza alcuno scopo funzionale, così come invece dovrebbe essere. Principalmente per accontentare un mercato che ha garantito vendite, che va anche bene ma non può limitarsi a questo come se ci basassimo sui like dei social per le nostre scelte personali.

Non solo allestisce e coordina, ma a Samugheo Roberto espone alcune delle sue creature, sì proprio creature. Sedie e canapè progettate da lui e realizzate da Luigi e Vincenzo Casu della Dmogoro. 

Poi siccome per poter entrare dentro tutto ciò che è frutto di un progetto e di una realizzazione, per poter capire meglio tutto quello che c’è dietro, è sempre meglio seguire la massima
se ascolto dimentico
se vedo ricordo
se faccio imparo 

a Samugheo hanno pensato bene di rinnovare l’appuntamento dei laboratori gestiti da Maestri Artigiani. Non solo, anche la cucina è tradizione e trasformazione di materie prime del territorio.
Così si propone una serie di appuntamenti dedicati al Live Cooking dove chef sardi trasformano le materie prime locali in vere opere da assaporare

Evoluzione, trasformazione, amore per il territorio e forte senso di appartenenza.
Sono queste le note con cui Roberto ha gestito e coordinato l’esposizione e con cui ha potuto giocare per dirigere una splendida orchestra. 

 

Prossimi appuntamenti: 

10.08: TessingiuLab50- Tessitura.
11.08: TessingiuLab50 – Tessitura.
12.08: TessingiuLab50 – Tessitura.
18.08: TessingiuLab50 – Intaglio del Legno
24.08: TessingiuLab50 – Lavorazione del Vetro

La partecipazione ha un costo di € 10,00 a laboratorio. Per prenotazioni ed ulteriori informazioni sono attivi:
il numero di telefono InfoLab: 3489147934
l’indirizzo di posta elettronica: tessingiulab@yahoo.com 

 

Appuntamento Live Cooking 25 Agosto
Ore 19,00
Live cooking e Food talk (a ingresso libero) con lo chef Giuseppe Falanga e l’antropologa Alessandra Guigoni.

Ore 20,30
Cena- buffet: tre portate a cura dello chef Giuseppe Falanga

Il vino, la pera e il maiale.
Il raviolo e lo stracotto incontrano il ginepro.
Tenero di maiale in salsa di Barolo Chinato e schiacciata di patate alle erbe.
“Dimmi di sì” al caffè.

Vini in abbinamento: Cantina De Muru – Meana Sardo.

La cena è su prenotazione.
Info, prezzi e prenotazioni:
Telefono:3489147934
Posta elettronica: tessingiulivecooking@gmail.com

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