Sipario alzato su Sassari

Lo scenografo Fabio Loi durante la manifestazione Falludú di Atuttotondo

Dove c’è teatro c’è spettacolo e dove c’è spettacolo c’è chi lo studia nei minimi dettagli ma con un occhio al complesso, lo scenografo.

Il sassarese Fabio Loi è scenografo, costumista, docente di Storia del Costume e ora ha creato la ditta individuale “Spettacolo d’Arte”. Leggendo il suo curriculum e confrontandolo alla sua età anagrafica, ti rendi conto di come abbia letteralmente vissuto a mille.

Classe 1986, Fabio fa parte di quella generazione a cui i più grandi consigliano di andare fuori per trovare lavoro e per potersi costruire un futuro, ma lui ha preferito rimanere nella sua città. E sì che il legame con

Lo scenografo Fabio Loi durante la manifestazione Falludú di Atuttotondo

Lo scenografo Fabio Loi durante la manifestazione Falludú di Atuttotondo

la terra l’aveva già dimostrato durante gli anni all’Istituto d’Arte nella sezione Ceramica «Amavo lavorare l’argilla, sentire il contatto con la terra e potergli affidare una forma»
E poi l’amore per la fotografia, è importante per la formazione: scoperto nell’infanzia, quando riceve una fotocamera dal padre, questo amore lo porta ad avere quella visione di insieme, necessaria a chi deve allestire uno spettacolo teatrale.

Lo scenografo deve saper curare ambientazione, immedesimazione, emozione e dove occorre magia. Per questo oltre agli studi di scenografia all’Accademia delle Belle Arti di Sassari, Fabio si prepara come costumista e studia psicologia del colore e delle forme e ancora illuminotecnica. Tutto per poi restituire quella globalità ottenuta da più punti di vista che lo scenografo deve possedere come in un quadro cubista, “accompagnando” gli attori nella recitazione e gli spettatori nella visione.

«Il lavoro dello scenografo parte dal copione stilato dal regista, che spesso viene studiato assieme. E su quel copione che sia prosa, lirica o uno spettacolo per bimbi, si rielabora visivamente attraverso dei bozzetti, non prima di aver fatto una scrupolosa ricerca iconografica»
Il tutto cercando di stare dentro al budget richiesto, ecco perché sovente Fabio preferisce l’uso di materiali da riciclo, non facendo mancare niente alla riuscita della rappresentazione.

«L’incontro con il teatro è avvenuto durante la mia infanzia grazie agli spettacoli della Compagnia La Botte e il Clindro (www.bottecilindro.it)» È ancora studente quando collabora con Luisella Conti e con Nadia Imperio per realizzare i costumi di “Freddolina, la principessa dalle mani ghiacciate”, continuerà poi anche dopo la laurea, avvenuta nel 2010, a collaborare e firmare altri spettacoli come scenografo e costumista quali ad esempio “Cappuccetto Rosso“, “Lo Schiaccianoci” e “Riccioli d’Oro

 

E ancora la recente collaborazione con Nicola Virdis per lo spettacolo “Una Divina quasi Commedia”

Una rappresentazione che sposa in pieno la concezione del teatro per lo scenografo, ovvero che debba servire alla società per il suo ruolo didattico.

Nel frattempo non ha abbandonato la fotografia, i suoi scatti infatti sono tra i tre selezionati in tutta Italia per partecipare alla biennale di fotografia del 2012 in Ungheria.

Come dicevo in apertura, a scorrere il curriculum di Fabio, sembra che abbia vissuto mille vite concentrate nel giro di pochi anni e in un unico luogo, Sassari. Anche se i suoi lavori hanno viaggiato per la Sardegna e anche fuori.
Perché è così importante restare a Sassari?
«Sassari per me è come una neo-mamma, che ancora non ha quella sicurezza che si riserva ai secondogeniti in poi, ma ha tutta la volontà di imparare e tutto l’amore da trasmettere al figlio e così come le mamme, Sassari vuole il meglio per i propri figli»  inoltre «voler stare qui non significa voler cambiare Sassari, lavoriamo prima su noi stessi e sulla nostra percezione, questo nostro cambiamento diventerà poi collettivo e riuscirà a modificare la comunità intera, ma il processo verrà da sé senza forzature»

Alla mia ultima domanda e cioè cosa hai dato o vorrai dare alla tua città, Fabio è in imbarazzo perché non pensa di essere così importante da aver inciso sulla società sassarese, risponde per lui Roberta, la compagna che con la sua presenza discreta lo accompagna nella vita e nel lavoro.
«Fabio ha la capacità di realizzare dei sogni, delle fantasie; prendiamo ad esempio la scenografia studiata per Cappuccetto Rosso (vedi gallery), ciò che io e altri spettatori avevamo immaginato leggendo la fiaba, ce lo siamo ritrovato concretizzato nelle scenografie»

E io aggiungo che il solo fatto di amare tanto la propria città e di dimostrarlo con la voglia di realizzarsi senza dover emigrare, questo solo basta per capire quanto Fabio stia dando e potrà dare ancora.

 

3 Commenti su Sipario alzato su Sassari

  1. Sara Barozzino // 18 novembre 2015 a 08:20 // Rispondi

    Passione ed efficacia a km zero! Fanio sei una continua scoperta!!!

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